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Chaos leggermente organizzato
Pensieri traslucidi da Vienna – prima parte

Viennese Boxes
16.10.2009

Treno verso Norimberga: ora so perché per me procreare potrebbe essere un errore.

17.10.2009

Neuestiftgasse 121. Il nostro indirizzo per poco più di 48 ore a Vienna. Una bella camera degli ospiti in un WG abitato da due ragazzi, ma stranamente impeccabile. Non mi sorprende affatto che uno dei primi argomenti di conversazione tra R. (il padrone di casa) e C. (che non vede da sei anni) sia il prezzo dell’affitto. L’affitto è l’argomento prediletto di noi giovani. A Ginevra, è per condividere sgomento e sconforto per i prezzi da capogiro. A Berlino è probabilmente per congratularsi sul prezzo stracciato. Berlino è famosa per la sua accessibilità ma ci sono svariati dibattiti sull’altra faccia della medaglia. Se da una parte la città può in questo modo beneficiare di una straordinaria presenza di artisti e studenti, che la rendono unica, la situazione sul mercato del lavoro non è certo rosea. Personalmente non ho ancora trovato una soluzione.

Dopo una cena a base di patate e carote, crolliamo a letto dopo quasi 10 ore di viaggio. Nel caso a qualcuno venisse in mente di chiedere perché non abbiamo semplicemente preso l’aereo (cosa che ci avrebbe permesso di risparmiare non solo tempo ma anche soldi), dico solo che tale opzione non è mai esistita. Due anni fa a Parigi, durante una passeggiata nel parco dei Campi di Marzo, invece di ammirare la mia bellezza, la mia intelligenza, il mio charme non pretenzioso e chiedermi in sposa davanti alla Tour Eiffel, C. dichiarò “non esistono scuse per non prendere il treno se si viaggia in Europa”.

Sabato mattina, dopo un brunch dimensione gnomo, iniziamo finalmente ad esplorare questa “alte Dame”.
R. ci ha raccontato con lo stupore che solo un vero e proprio figlio della globalizzazione potrebbe avere, che “a Vienna esistono ancora piccoli negozi specializzati”. “C’è un negozio che vende solo ombrelli, uno che vende solo cappelli e così via”.
Personalmente nutro una certa allergia nei confronti di grandi magazzini in stile “Wal Mart” o il tedesco Rossman, dove a furia di vendere un po’ di tutto, si finisce per non trovare niente. La chiamo diversificazione per difetto.
Si finisce con vendere il prodotto base di ciò che il cittadino medio compra di più, sacrificando qualità, servizio e probabilmente i diritti di coloro che le cose le producono davvero.
Si dice che la globalizzazione avvicina i consumatori ad un numero sempre maggiore di prodotti. Probabilmente vivo in un mondo parallelo, ma trovo che con il tempo la nostra scelta si restringa. Se nel 2009 posso comprare una maglietta in un grande magazzino al prezzo di 5 euro, chi me lo fa fare a procurarmi la stoffa e a dilettarmi da sola?
L’osservazione mi porta a rilevare sempre meno varietà e sempre più ampia disponibilità di un numero ristretto di marche.
Per fortuna esistono ancora i mercati. E qui a Vienna visitiamo il Naschmarkt, che si estende per circa 1 km partendo da Karlsplatz. Compro due scatoline da un venditore che stava già andando via. Una delle scatoline è di legno ed è dipinta da un’artista di Vienna, mi dicono. Ho la sensazione che sia vero.

Dopo la visita al museo Hundertwasser, dove capisco la definizione di “merchandising”, ceniamo con R. in una specie di bistro vicino al Volkstheater, che raggiungiamo camminando dietro al palazzo del municipio accanto al quale si trova in questo momento il circo.
Il mio cordon-bleau è buono, le patate un insulto alla mia intelligenza.
Un taxi al volo per arrivare in tempo al Schauspielhaus, dove vediamo “worst case”, un pezzo teatrale che promette bene: interamente scritto e recitato al congiuntivo, giocando con i possibili scenari peggiori di ogni situazione. Mi scoccia ammetterlo, ma non sono riuscita a cogliere il tutto. Il teatro in sé è molto bello, moderno, semplice. Leggo che questo è uno dei luoghi più controcorrente nel circolo dei teatri di Vienna. Eppure è tutto in rosa bambola.

Ci addentriamo nella zona pedonale in cerca di qualcosa da bere e finiamo in un bar/ristorante/gelateria con luci natalizie non troppo kitsch che pendono dai vetri del secondo piano. Affoghiamo la frustrazione per l’arrivo imminente del periodo delle feste con un mega-gelato da 3000 calorie.

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